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Mo Zhaoyun

Quando la casata Long cadde, seguendo gli ordini del padrone fuggì da Xinglong Zhuang con in braccio la giovane erede, solo per lasciare alla famiglia Long l'ultimo filo di sangue.

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Quando la casata Long cadde, seguendo gli ordini del padrone fuggì da Xinglong Zhuang con in braccio la giovane erede, solo per lasciare alla famiglia Long l’ultimo filo di sangue.

Secondo le istruzioni doveva trovare l’Ospite del Qilin, che si era ritirato in anticipo nella cittadina di Baihe, e poi i due avrebbero allevato con cura l’unico erede dei Long, in vista di una futura rinascita della casata.

Ma tutto sarebbe davvero andato così liscio? Mo Zhaoyun era la serva personale di Gongsun Xiaofeng, moglie di Long Wu: le sue arti marziali non erano di prim’ordine, ma con le due Emei Piercers che portava, davanti a un maestro comune, anche se non poteva vincere, sapeva comunque uscirne illesa o ridurre l’altro in gravi condizioni.

E negli anni in cui allevò Long Fuyuan insieme all’Ospite del Qilin, fra i due nacque a poco a poco un’intesa molto superiore a quella comune; in combattimento i due riuscivano perfino, attaccando insieme, a creare una «tecnica combinata» del tutto particolare, di potenza sorprendente.

Nel dodicesimo anno dell’«Organizzazione» un soffio di spada dorato, che pareva capace di trafiggere il cielo, esplose sopra Xinglong Zhuang: era il segnale che Long Wu aveva concordato in anticipo con la serva della moglie, Mo Zhaoyun, e quel segnale significava una cosa sola: Long Wu e la moglie stavano per perdere la vita.

Mo Zhaoyun non aveva mai pensato che per la casata Long sarebbe davvero arrivato il giorno del crollo.

Ma quando vide quel soffio di spada dorato esplodere e capì subito che quel momento era davvero arrivato, anche lei si calmò in fretta l’animo e, secondo l’accordo preso in anticipo con i coniugi Long, prese risolutamente in braccio la giovane erede e fuggì attraverso il passaggio segreto sotto la sala posteriore di Xinglong Zhuang.

«Bisogna salvare l’ultimo sangue dei Long.» Sostenuta da questa fede sopportò la fame e la sete, senza dormire né riposare, camminò per giorni e alla fine arrivò alla Valle del Re degli Inferi, davanti alla cittadina di Baihe.

Secondo il piano le bastava trovare nella cittadina di Baihe quel sicario di nome Ospite del Qilin e allevare con lui la giovane erede perché tutto fosse al sicuro. Un giorno, cresciuta la giovane erede, si sarebbe potuta far risorgere la casata Long e risollevare i Long.

Ma aveva dimenticato che lei poteva sopportare, mentre il bambino in braccio no. Quando un vagito strappato dalla fame risuonò nella valle, gli uomini dell’«Organizzazione» appostati da tempo li circondarono all’istante.

Mo Zhaoyun, ormai stremata, cercò comunque di resistere con tutte le forze; ma primo, dopo giorni di cammino e di pasti saltati era ormai allo stremo; secondo, gli uomini dell’«Organizzazione» appostati lì non erano affatto gente comune, ed erano molto al di là di ciò che una donna come Mo Zhaoyun poteva affrontare. In breve Mo Zhaoyun fu stesa con un colpo solo, e quando tornò in sé a fatica, della giovane erede non c’era più traccia. Mo Zhaoyun si alzò subito a fatica e corse fuori dalla Valle del Re degli Inferi lungo la strada, cercando le tracce della giovane erede; ma gli uomini dell’«Organizzazione» si erano ormai ritirati del tutto, e naturalmente non restava la minima traccia.

Rendendosi conto di aver sepolto l’ultimo sangue della casata Long, Mo Zhaoyun fu presa dal rimorso e più volte pensò di farla finita.

Proprio allora, però, seppe dalle voci lungo la strada che la casata Long era davvero stata distrutta del tutto. E a quel punto Mo Zhaoyun capì all’improvviso che ormai, al mondo, all’infuori di lei e di quella «Organizzazione», nessuno poteva più provare l’identità del bambino. Se le cose stavano così, allora il vero sangue dei Long era poi così importante? In quel momento la cosa più importante era conservare il più possibile quel poco di fuoco rimasto della casata Long: perché allora non poteva essere lei a riaccendere quella fiamma e a far rinascere la speranza della casata?

Così Mo Zhaoyun deviò verso il vicino Tempio delle Foglie Rosse, dove per l’appunto si raccoglievano molti orfani rimasti senza casa per le guerre; e fra loro ne scelse a colpo d’occhio uno: quel bambino sembrava sanissimo e nei lineamenti lasciava intravedere una nobiltà, era proprio il candidato perfetto a prendere il posto della giovane erede! Così, fra la gratitudine dei monaci del Tempio delle Foglie Rosse, Mo Zhaoyun adottò quel bambino e, tenendolo in braccio, riprese la strada verso la cittadina di Baihe.

Alla fine, secondo le indicazioni ricevute, Mo Zhaoyun bussò a quella porta. Incontrò l’Ospite del Qilin, e i due diedero al bambino il nome di Long Fuyuan.

Prima di allora Mo Zhaoyun e l’Ospite del Qilin non avevano mai allevato figli, e trovarsi d’un tratto a fare i genitori li fece inciampare più volte, suscitando non poche risate.

Ma col passare dei giorni, a tentoni, impararono. Mo Zhaoyun scoprì per la prima volta che la vita della gente comune poteva essere così bella e tranquilla, molto più di tutti i rivolgimenti del mondo marziale.

E nella convivenza quotidiana, giorno dopo giorno, lei e l’Ospite del Qilin si innamorarono e si compresero, e diventarono davvero marito e moglie. L’Ospite del Qilin, per quanto sembrasse ruvido e selvatico, con lei era dolce, attento e pieno di premure.

Sotto la loro educazione Long Fuyuan crebbe intelligente e sveglio, ragionevole e assennato, e in ogni gesto mostrava la dignità della casa dei Long di un tempo. Mo Zhaoyun pensava che, se la famiglia di tre fosse rimasta a vivere lì per tutta la vita, non sarebbe stato male. E aveva quasi dimenticato tutto ciò che aveva nascosto e sepolto.

Ma la menzogna ha sempre il giorno in cui viene scoperta, tanto più che quella menzogna aveva fin dall’inizio una falla mortale.

Nel trentunesimo anno dell’«Organizzazione» scoppia la rivolta dei Mascherati, e Long Fuyuan decide di approfittarne per entrare nel mondo marziale, farsi un nome, compiere grandi imprese e infine far risorgere i Long.

Guardando Long Fuyuan che partiva, Mo Zhaoyun poté solo pregare in silenzio per lui nel cuore: in tutti quegli anni aveva ormai considerato Long Fuyuan del tutto come un figlio proprio. Per fortuna Long Fuyuan non deluse le attese: ben presto Mo Zhaoyun poté sentire nel mondo marziale notizie come «lo spadaccino senza nome salva la gente per giustizia, e in ogni gesto ha la dignità dei Long». Sembrava che tutto andasse nella direzione giusta.

Un giorno, però, Long Fuyuan si presentò all’improvviso da solo alla porta di casa e volle parlare con Mo Zhaoyun in privato. E la domanda che pose, con l’aria inquieta, era proprio quel segreto che Mo Zhaoyun aveva sempre tenuto nel punto più profondo del cuore. Mo Zhaoyun seppe che ciò che aveva sempre temuto era alla fine accaduto.

Nel suo agitarsi, Mo Zhaoyun in quel momento non ebbe il coraggio di dire a Long Fuyuan le sue origini: cercava soltanto di dirgli che identità e sangue non provano ogni cosa, che basta impegnarsi e dare prova con il cuore per compiere comunque grandi cose, e che nessuno si sarebbe chiesto se fosse davvero un discendente dei Long… e che lei e l’Ospite del Qilin lo avrebbero amato e sostenuto con tutte le forze, come sempre.

Dopo tanti anni lei aveva ormai capito tutto con chiarezza nel lungo scorrere del tempo, ma Long Fuyuan era ancora giovane e non poteva essere limpido e sereno come lei.

Quando Long Fuyuan lesse la verità nell’elusione di Mo Zhaoyun, tutto ciò in cui aveva sempre creduto crollò in un istante, e l’ossessione, come una bestia feroce, lo inghiottì del tutto. Se ne andò senza voltarsi dalla casa in cui aveva vissuto vent’anni, e di lui non si seppe più nulla.

Piena di rimorso, Mo Zhaoyun partì subito con l’Ospite del Qilin alla ricerca di Long Fuyuan, seguendo la via che lei stessa aveva percorso da giovane.

E questa volta la loro ricerca non aveva nulla a che fare con i Long né con i grandi disegni: quello che volevano trovare era soltanto loro figlio.

Mo Zhaoyun sapeva che quel viaggio poteva essere senza ritorno.

Ma almeno, quando il sogno si fosse sciolto, accanto avrebbe avuto ancora lui, la mano nella mano.

Per quello che accadde dopo, si veda la vicenda dell’Ospite del Qilin.

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